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In Francia arriva il software che controlla il divario salariale nelle aziende. Un software di libero accesso per consentire di valutare gli scarti sulla busta paga. Avanti tutta, dunque, contro le discriminazioni salariali.

La Francia di Emmanuel Macron ha annunciato il suo piano di battaglia a favore della parità tra i due sessi. In un Paese, dove la disparità salariale è stata valutata al 9,9%. Un totale di circa cinquanta misure. Quindi l’impegno ad investire 420 milioni di euro per attuare l’eguaglianza che sarà anche la priorità della presidenza francese del G7 nel 2019.

Giro di vite contro il divario salariale con l’aiuto di un software che verrà imposto alle aziende di oltre 250 dipendenti già dall’anno prossimo. Le imprese con “ingiustificati” divari tra i salari dei dipendenti devono essere sanzionate finanziariamente dal 2022 in poi. Le lacune salariali saranno multate fino all’1% del budget totale dell’azienda. Le piccole imprese – quelle da 50 a 249 persone – avranno fino al 2020 di tempo per il nuovo piano d’azione.

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Come funziona il software?

Il software sarà obbligatorio, si può installare gratuitamente, il suo funzionamento servirà a raccogliere dati e informazioni su tutti i dipendenti. Il tipo di informazioni saranno l’età e le qualifiche dei dipendenti, oltre al titolo professionale, al grado o alla posizione aziendale.
Alle aziende che riscontrano differenze significative tra i dipendenti verrà chiesto di creare un “piano di recupero degli stipendi”. Una sorta di stipendio integrativo, in particolare laddove i divari sono nella retribuzione tra uomini e donne. Inoltre, i controlli verranno quadruplicati e dal 2022 si prevede una pioggia di multe per le aziende non in regola.

Il Gender Gap nel mondo

Superare il gender gap nelle retribuzioni professionali nel mondo è un’opportunità che vale 28 trilioni di dollari. A tanto ammonterebbe la crescita potenziale del Pil mondiale se la partecipazione femminile all’economia formale fosse pari a quella maschile. Un gender gap che raggiunge un valore medio, nel mondo, del 24%. Il divario salariale si attesta al 23% nei Paesi sviluppati, ma tocca picchi del 33% nell’Asia Meridionale e del 30% nell’Africa Sub-Sahariana. Il dato è contenuto nel Global Opportunity Report 2017. Lo studio condotto annualmente a livello globale da Dnv Gl-Business Assurance, dal Global Compact delle Nazioni Unite e da Sustania, ha coinvolto oltre 5.500 rappresentanti del mondo delle aziende, del governo e della società civile.

Edouard Philippe, primo ministro francese, ha dichiarato: “La cosa pazzesca è che tutto esiste per legge, ma l’uguaglianza manca nella pratica”, rivolgendosi ai leader sindacali e ai datori di lavoro. “Il nostro obiettivo è passare dalle belle parole alla vera e genuina uguaglianza”.

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