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Diversity and Inclusion Index del 2018: ecco le 100 aziende migliori. Tra le prime anche qualche marchio italiano.

Le donne sono ancora penalizzate sul lavoro. Stando a uno studio dell’Università di San Gallo, solo una piccola percentuale di donne qualificate può accedere ai piani alti dell’azienda. Solo il 15% delle lavoratrici ottiene un ruolo da top manager.

La ricerca con Advance

Lo studio dell’Ateneo svizzero, eseguito in collaborazione con l’associazione professionale Advance, si fonda sui dati anonimi di 240.000 dipendenti, di cui più di 70.000 occupano cariche fra i quadri.

Stando al rapporto pubblicato, quando si tratta di attribuire una promozione, la scelta ricadrebbe spesso sugli uomini a causa di aspettative stereotipate sui ruoli di genere. Tuttavia, tra i quadri di livello inferiore, quasi un terzo è di sesso femminile. Un segnale giudicato positivamente, tenendo conto del fatto che nei prossimi 10-15 anni fino al 40% dei dirigenti maschi dovrà andare in pensione.

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Il Diversity and Inclusion Index 2018?

L’Indice è stilato da Thomson Reuters e classifica le prime 100 aziende in termini di diversità e inclusione attraverso i dati ambientali, sociali e di governance.

Al primo posto Accenture, con un punteggio di 84,25. Al secondo e terzo posto della classifica troviamo Novartis (79,25) e Medtronic (79,00). Anche un’italiana tra le prime 10: Telecom Italia,che con 77,75 si piazza al sesto posto. Seconda azienda italiana è Hera che con 73,5 punti è alla 22esima posizione del ranking internazionale. E tra le multi-utility è prima al mondo. Quest’anno, nella top 100 troviamo 52 nuove società, mentre sono 17 quelle rimaste classificate nell’indice per 2 anni consecutivi e 12 quelle che hanno riconquistato un posto in classifica.

In particolare, il Diversity and Inclusion Index ha preso in esame un campione composto da oltre 7.000 aziende quotate a livello globale. E analizza le performance delle società sulla base di molteplici fattori e assegna un punteggio in base a quattro fattori.

  • Diversità
  • inclusione
  • sviluppo delle persone
  • controversie legate all’esposizione sui media.

L’obiettivo n. 5 dell’Onu

L’uguaglianza di genere è uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite sottoscritti dai Paesi membri dell’Onu per lo sviluppo sostenibile. Precisamente l’Obiettivo. 5.
Chi dà importanza a questi due aspetti, d’altronde, dimostra di avere performance professionali migliori nel lungo periodo. Infatti, le società che hanno ottenuto un punteggio più alto in base a diversità e inclusione, hanno anche risultati in Borsa superiori alla media.

La disuguaglianza di genere è uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo sostenibile, alla crescita economica e alla riduzione della povertà. Grazie all’Obiettivo 5 sulla parità di genere e l’empowerment delle donne, i progressi nella possibilità alle bambine di iscriversi a scuola e l’integrazione delle donne nel mercato del lavoro, sono stati considerevoli.
Il Goal 5 sostiene le pari opportunità tra uomini e donne nella vita economica, l’eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze, l’eliminazione dei matrimoni precoci e forzati, e la parità di partecipazione a tutti i livelli.

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