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Molestie sul lavoro: le donne le principali vittime di ricatti sessuali. Lo dice l’ultimo Report Istat. E i dati non sono confortanti.

C’è una diva, Catherine Deneuve, che ha scritto una lettera per difendere il diritto di sedurre gli uomini, in contrasto con il movimento #MeToo, nato dopo il caso Weinstein a Hollywood. Ma si può chiamare sempre ‘seduzione’ quando ciò accade in contesti lavorativi? In contesti dove ci sono rapporti di potere che raccontano ancora un forte gender gap?

Il Rapporto Istat: molestie sul lavoro in Italia

Quasi nove milioni sono le donne, tra i 14 e i 65 anni, che nel corso della loro vita hanno subito qualche forma di molestia sessuale. E di queste, tre milioni negli ultimi tre anni. È quanto emerge dal report dell’Istat su “Le molestie e i ricatti sessuali sul lavoro” relativo agli anni 2015-2016. Nonostante le percentuali in generale siano in diminuzione, il fatto che queste violenze avvengano sui luoghi di lavoro, assume una gravità ancora maggiore.

Ed è urgente garantire la partecipazione delle donne al mondo del lavoro e supportarle con servizi di welfare adeguati, ma anche con tutele. Tema legatissimo anche al recente dibattito nato sulle dimissioni in bianco. Riduzione dei diritti sul lavoro, alti livelli di disoccupazione, divario di genere sono l’humus che favoriscono le molestie sul lavoro nei confronti delle donne.

I dati del Rapporto

Precisamente 8.816.000 le donne vittime. Con riferimento ai soli ricatti sessuali sul luogo di lavoro, si stima che 1 milione 173mila donne (7,5%) ne siano state vittime per essere assunte, per mantenere il posto di lavoro o per scatti di carriera. Al momento dell’assunzione sarebbero state colpite soprattutto donne impiegate (37,6%) o lavoratrici del settore commercio e dei servizi (30,4%). Ma la quota maggiore delle vittime lavorava o cercava un impiego nell’ambito delle attività professionali, scientifiche e tecniche (20%) e nel lavoro domestico (18%).

Nell’11,3% dei casi le donne vittime hanno subito più ricatti da una stessa persona, che si ripetono quotidianamente o più volte alla settimana nel 32,4% dei casi. La grande maggioranza delle vittime ritiene molto o abbastanza grave il ricatto subito (70%), tuttavia quasi sempre le vittime non ne parlano sul posto del lavoro (81%). Gli autori delle molestie a sfondo sessuale sono in gran parte uomini: 97% per le vittime donne e 85,4% per vittime uomini.

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La parola a politici, ministri, sindacati

Nel caleidoscopio di reazioni sulle molestie sul lavoro, svetta quella della ministra dell’Istruzione. “Serve un’azione condivisa per il contrasto e la prevenzione. Il nostro obiettivo è diffondere una cultura del rispetto già a partire dalla scuola”, dice Valeria Fedeli. E se per la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, è necessario “ricominciare a fare una seria azione di ricostruzione dei luoghi di lavoro”, per Annamaria Furlan della Cisl, “è ancora agghiacciante il numero delle donne che nel corso della vita sono state vittime di violenza”.

“Le donne devono avere il coraggio di denunciare, avverte Mara Carfagna di Forza Italia. E devono essere accompagnate e sostenute nel loro percorso”. Le fa eco Lucia Annibali, Centrosinistra: “appare chiaro che c’è ancora molto da fare per garantire alle donne la libertà”.

E’ evidente la correlazione tra questi numeri e le condizioni del lavoro in generale e delle donne in particolare. Cresce il dato sulle dimissioni in relazione alla nascita dei figli. Proliferano anche gli annunci di offerte di lavoro che selezionano in base allo stato civile e alla volontà o meno di diventare madri. E resta drammatica la situazione delle lavoratrici di settori ad alta informalità, come quello domestico.

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