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Per Silvia Candiani, Amministratore Delegato di Microsoft Italia, non ci sono dubbi. Le donne devono investire nelle professioni tech: il digitale è un mercato in continua espansione e le donne devono poter cogliere questa grande occasione.

Silvia Candiani ci ha insegnato che essere moglie, madre e capo è possibile. Senza grandi traumi. Silvia Candiani, Ceo di Microsoft Italia, è la prima donna a ricoprire il ruolo. L’ennesima dimostrazione che le donne possono sedersi al posto degli uomini in posizioni di responsabilità e fare anche meglio. Intervistata da noi di Winning Women Institute, racconta il significato di guidare una società iconica e di molto altro.

Non ne fa mistero, racconta spesso dell’educazione aperta di sua madre, perché?

Perché il suo ruolo è stato fondamentale. Mi ha spinta ad essere intraprendente, ad eccellere all’università. Non ha mai pensato che dovessi stare a casa, fare figli e basta. Voleva che lavorassi. Penso sia fondamentale far passare questi messaggi.

Quanto è importante la formazione scolastica per superare gli stereotipi di genere?

E’ estremamente importante e oggi da diverse ricerche notiamo come la famiglia e la scuola abbiano un ruolo chiave. In un recente studio, il 43.8% delle ragazze intervistate ci ha segnalato dell’importanza che i genitori le spingano a studiare materie tecnico-scientifiche. Ci hanno anche detto che è molto importante per loro che gli insegnanti le sostengano a studiare materie Stem (50.3%). Infine, un dato confortante ci dice che il 69.6% ci segnala che le loro insegnanti Stem sono donne.

Lei è una donna che “ce l’ha fatta”. Ha dovuto rinunciare a molto?

Ho avuto sempre la possibilità di lavorare in contesti dove le rinunce sono sempre state molto poche. In particolare in Microsoft Italia. E questo grazie a politiche di smartworking. In questo modo sono sempre riuscita, sia in ruoli locali che internazionali, a poter organizzare la mia giornata professionale compatibilmente con gli impegni personali e famigliari.

Assumerebbe mai una donna incinta?

Certamente! Molte delle colleghe in Microsoft hanno fatto passi di carriera proprio durante periodi di maternità.

Silvia Candiani, la maternità l’ha cambiata?

La maternità mi ha arricchito e completato, e non è stato un limite per la mia carriera. Anzi, mi ha dato un nuovo slancio per affrontare anche nuove sfide professionali. Con una grande consapevolezza: avere una famiglia e nuove esigenze da coniugare.

Legge Golfo Mosca. Anche lei, come molte donne manager pensa debba essere reiterata?

Credo che l’Italia abbia fatto passi importanti. Sono certa che ora che siamo arrivati al 30% di presenza di donne nei nostri board, ci sia la consapevolezza del contributo al femminile al management di un’azienda. Adesso si può solo continuare a crescere.

Come si comportano i colleghi nei confronti di capi donne?

Ho un ottimo rapporto con i miei collaboratori, basato sulla fiducia e sull’ascolto. A Microsoft collaboriamo tutti insieme per raggiungere i risultati che ci poniamo. Tendo ad avere un approccio di coaching e supporto il mio team e tutti i colleghi ad affrontare le sfide. L’ascolto è fondamentale. Sto attenta ai loro feedback per continuare a migliorare la relazione.

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Davos è stato criticato. Sì è scelta un’immagine vicina alla gender equality, ma la sostanza è stata poca. Perché?

La verità è che questi grandi eventi non aiuteranno a risolvere il problema. Sono momenti in cui possiamo continuare ad aumentare la consapevolezza dei gap che ci sono nel mercato e trovare tutti insieme modalità per riuscire a ridurli. Come Microsoft, stiamo lavorando da anni su questi temi e sappiamo che si tratta di un percorso che prende tempo per poter cambiare e generare una nuova cultura della gender equality.

Sempre a Davos, è stato presentato uno studio in cui si dice che la tecnologia amplierà il divario retributivo, e a essere colpite saranno soprattutto le donne.

Il settore tech ha ancora una prevalenza di figure maschili, spesso dovuta alla scarsità di donne che seguono percorsi di studi tecnici. Da una nostra ricerca, emerge come in Italia il 66.1% delle ragazze sarebbe disposta a seguire percorsi Stem se avesse la certezza di avere un trattamento retributivo pari a quello degli uomini. Come Microsoft, ci impegniamo a garantire lo stesso livello retributivo per le stesse posizioni. Insomma, non è la tecnologia che rema contro la gender equality, ma gli stereotipi di genere.

Quindi che consiglio darebbe alle bambine di oggi?

Un consiglio ai genitori: sostenerle in un percorso di studi di materie Stem. Il Paese deve crescere e il digitale può fare una grande differenza. Da una ricerca che abbiamo condotto recentemente, emerge che in Italia solo il 12.6% delle studentesse segue percorsi Stem e solo il 6,4% di donne lavora nel mondo Ict. Il mercato delle professioni tech è in crescita e c’è tanto bisogno delle ragazze e del loro contributo. Agli studenti consiglio sempre di avere sogni ambiziosi, oltre a non smettere mai di imparare. Anche dagli insuccessi.

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